L’estate in cui Guareschi a furor di popolo superò Eco, il Gattopardo e Mattia Pascal. E Maigret…

Una giuria di 10mila persone: lettori dell’inserto Tuttolibri, quindi presumibilmente acculturati e dediti a più letture. Era il 1988, era un gioco d’estate: ma alla fine ne venne fuori

un verdetto clamoroso, rispetto alle gerarchie letterarie fissate dagli accademici.

L’inserto culturale della Stampa ebbe l’idea, che appunto riscosse grande seguito da parte dei lettori, di individuare i personaggi più riusciti nei romanzi dell’ultimo secolo. Italiani e non: quindi in pratica i lettori potevano scegliere fra il meglio della Letteratura mondiale.

Certo, sono iniziative estemporanee e condizionate da mille fattori. Però, almeno quando il numero dei partecipanti è così alto, qualcosa ci dicono, ed è forse qualcosa su cui riflettere.

E così, 32 anni fa il popolo di Tuttolibri venne fuori con un verdetto a sorpresa: molto a sorpresa, almeno per gli orientamenti decennali di una gran parte della critica ufficiale. Se infatti don Fabrizio Salina del Gattopardo risultò il personaggio più riuscito, davanti a Guglielmo di Baskerville del Nome della rosa e del (fu) Mattia Pascal di Pirandello, al momento di scegliere “il più amato” i lettori non ebbero dubbi: il guareschiano Don Camillo surclassò gli stessi Guglielmo, don Fabrizio e Mattia. Lasciando ad ulteriore distanza il Giovanni Drogo del Deserto dei Tartari di Buzzati e due giganti della letteratura internazionale come il Maigret di Simenon e l’Aureliano Buendia degli straordinari Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez.

A conferma dell’amore-odio maturato nel tempo verso Guareschi, Don Camillo risultava anche (al sesto posto) nella classifica del “più detestato”. Ma quest’ultimo contraddittorio giudizio non sminuiva certo il plebiscito d’affetto per il parroco in eterna lotta (e in eterna riappacificazione) con il sindaco Peppone.

Come spiegarlo? Lo fecero, come prescritto dal concorso di Tuttolibri, gli stessi lettori: Don Camillo fu giudicato “attuale”, ma soprattutto “umano, vero, sincero”. Che è poi, anche a mio modesto avviso, ciò che troppa critica letteraria non ha saputo o voluto leggere in Guareschi: i racconti di Don Camillo e Peppone possono a volte apparire troppo semplici o addirittura un po’ grezzi nella scrittura (che poi anche lì se ne dovrebbe discutere meglio…). Ma vanno davvero dritti al cuore: con una umanità sincera che è più difficile riscontrare perfino negli autori indiscutibilmente più grandi e raffinati, nell’impianto e nel linguaggio dei rispettivi romanzi.

Il “disarmante candore” (parole di un’altra lettrice di Tuttolibri) del parroco è alla fine la sintesi degli scontri con Peppone, che a loro volta passano poi dalla fondamentale lettura del Cristo crocifisso. Ciò che ne esce non sarà forse la più completa forma di scrittura della nostra Letteratura, ma davvero trova pochi confronti nella capacità di trasmetterci umanità ed emozione. E spunti per riflettere e per crescere.

Ecco perchè, 32 estati dopo e a più di mezzo secolo dalla sua morte, ha senso davvero essere ancora qui a parlare di Guareschi. E possibilmente a leggerlo e a conoscerlo per davvero, liberandolo dai pre-giudizi negativi che lo hanno ingabbiato per decenni. Ma senza riuscire a nascondercelo…

Ps – Ed è naturalmente significativo che 32 anni dopo l’exploit su Tuttolibri, un altro torneo letterario (questa volta su Robinson di Repubblica) abbia visto Guareschi e il suo Don Camillo prevalere nella sfida diretta con Il nome della rosa di Unberto Eco. La sensazione, anzi, è che più ci si allontana dal clima di guerra fredda – nel quale Don Camillo e Peppone erano immersi – più si svela il valore di quei racconti, legati sì a quel clima ma intrisi di una umanità rara e spesso commovente. Leggi l’articolo

IL CASO GUARESCHI: un libro e un progetto

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