Una lettura ideale per questi tempi: il Diario clandestino

La vetrina è quella del Libraccio in Ghiaia, altre importanti offerte guareschiane le ho viste in vetrina a Mondadori Eurotorri e da Universitas vicolo Grossardi o all’interno da Feltrinelli ex Barilla Center. Non erano ancora i giorni del virus, e stamattina fra i pensieri di questi giorni di forzata auto-reclusione mi sono convinto che una delle letture

più utili ed efficaci in questo periodo (e non solo in questo, ovviamente) sarebbe il “Diario clandestino” di Giovannino Guareschi.

Personalmente è anche il libro da cui consiglio di partire per conoscere Guareschi. E per sottrarsi alle dispute ideologiche che hanno accompagnato, e accompagnano tuttora, le schermaglie da guerra fredda della saga di Don Camillo e Peppone.

Ma l’ancor maggiore attualità che il libro può avere in questi giorni sta nel racconto, che corrisponde alla realtà vissuta giorno per giorno, che Guareschi scrisse sui suoi circa due anni in campo di concentramento. FRa Polonia e Germania, infatti, Giovannino visse la dura realtà del lager come molti altri IMI (Internati Militari Italiani) che dopo l’8 settembre si erano rifiutati di aderire alla Repubblica di Salò.

E se a noi oggi appare dura da sopportare la necessità di azzerare o ridurre la nostra vita sociale, a volte perfino nei contatti con gli affetti familiari, allora la lezione di Guareschi e del suo Diario vi apparirà ancor più importante ed attuale. Giovannino sottolinea con orgoglio che neppure in quei giorni lui e i suoi compagni di prigionia cedettero all’odio e dimenticarono di essere uomini.

La dignità e la Cultura li aiutarono a superare il buio di quella quotidianità. E Giovannino vi aggiunse da par suo la capacità di sorridere e far sorridere: sulle pagine scritte del diario ma anche e soprattutto nella vita delle baracche del lager. E molti suoi “colleghi” di allora hanno poi sottolineato quanto importante sia stato il sostegno morale che arrivava loro da Guareschi e dalle sue pagine ironiche, di un Diario che prima ancora di diventare libro fu quotidiano giornale parlato nel campo di concentramento.

Qualcuno, forse a ragione, dice che il Diario clandestino non ha la forza rigorosa e forse neppure lo spessore letterario che ha, ad esempio, il “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Può darsi. Ma se il lettore saprà vedere nelle pagine ironiche di Guareschi non una riduzione, ma semmai l’esaltazione di un messaggio sulla forza dell’Uomo anche nei momenti più bui, allora – oltre ad avere letto un’opera a mio avviso importantissima – potremo certamente ritrovare forza e slancio anche per affrontare questo periodo buio ed incerto.

IL CASO GUARESCHI – Un libro e un progetto: leggi qui

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