Sorridere del lager

Se ieri sera avete visto o rivisto quel capolavoro di film che è “La vita è bella” di Roberto Benigni, allora spero che leggerete il “Diario clandestino”

di Giovannino Guareschi. Che mezzo secolo prima di Benigni, e non su una storia di fantasia ma vivendolo in prima persona, seppe a sua volta raccontare il campo di concentramento con il sorriso e l’ironia. Che qualcuno scioccamente giudicò come una diminuzione delle parole del libro, ma che invece proprio come nel film di Benigni dicono in maniera efficacissima (non meno che nel “Se questo è un uomo” di Primo Levi) della stupida crudeltà della guerra e della superiore dignità che l’Uomo riesce ad avere anche nei momenti più bui.

Anche e soprattutto questo, cioè la necessità di leggere il suo Diario clandestino, c’è nel libro che ho dedicato a “Il caso Guareschi”.

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